Ci sono momenti in cui una festa non è soltanto una festa. È un’occasione per fermarsi, guardarsi indietro, ricordare da dove veniamo e, soprattutto, chiederci dove vogliamo andare.

È stato questo, per noi, il significato del convegno “San Giorgio Martire, Patrono di Pianura. Identità di una comunità perduta…? Un’icona del rilancio sociale a 100 anni dall’ingresso di Pianura nel Comune di Napoli”, che si è svolto sabato 4 luglio 2026, nella canonica della Chiesa di San Giorgio Martire, nell’ambito della seconda edizione della Festa Patronale, dal 2 al 5 luglio.

Un appuntamento che abbiamo fortemente voluto all’interno del programma della Festa perché crediamo che celebrare il nostro Patrono significhi anche parlare della nostra terra, della sua storia, delle sue ferite, delle sue energie e delle persone che ogni giorno contribuiscono a renderla migliore.

Una domanda semplice, ma tutt’altro che scontata: quale futuro per Pianura?

Attorno al tavolo del convegno si sono incontrate esperienze e professionalità diverse: sacerdoti, professionisti, amministratori, giornalisti e rappresentanti del territorio.

Voci differenti, con storie e punti di vista diversi, ma unite da una domanda che riguarda tutti noi: quale futuro vogliamo costruire per Pianura?

Il centenario dell’ingresso dell’antico Comune di Pianura nel Comune di Napoli è stato il punto di partenza per ripercorrere un secolo di storia e di trasformazioni. Un secolo nel quale il nostro quartiere è profondamente cambiato, portandosi dietro difficoltà, contraddizioni e problematiche che ancora oggi conosciamo bene.

Ma il convegno non è stato un semplice elenco di ciò che non funziona. Anzi.

È stato soprattutto un momento per ricordare che Pianura possiede risorse straordinarie: persone, associazioni, parrocchie, scuole, volontari, realtà culturali e sociali che continuano a lavorare, spesso lontano dai riflettori, per costruire qualcosa di positivo.

È emersa quella che forse è una delle caratteristiche più autentiche dei pianuresi: la capacità di resistere, di rialzarsi e di non arrendersi.

Una voglia di riscatto che esiste e che merita di essere riconosciuta, sostenuta e messa in rete.

Quando la memoria diventa impegno

Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato il richiamo a una pagina importante della storia recente di Pianura.

Proprio nei locali della canonica che hanno ospitato il convegno nacque, alcuni anni fa, la prima associazione antiracket del territorio.

Non è un dettaglio.

Essere seduti oggi nello stesso luogo, a parlare di futuro e di rilancio sociale, significa ricordare che il cambiamento non è qualcosa di astratto. È qualcosa che può nascere proprio da una comunità quando decide di non rimanere spettatrice.

La storia ci insegna che Pianura ha già saputo reagire, organizzarsi e prendere posizione.

E forse è proprio da quella memoria che possiamo trovare la forza per continuare a farlo.

La Festa di San Giorgio: una tradizione che torna a vivere

Durante il convegno si è parlato anche della Festa di San Giorgio.

E non poteva essere altrimenti.

La Festa, infatti, non è soltanto ciò che accade sul palco, nelle piazze o durante le celebrazioni religiose. È parte di una memoria collettiva che appartiene a generazioni di pianuresi.

Per tanti anni questa tradizione si era interrotta. Poi, nel 2025, qualcosa è cambiato.

La Festa è tornata.

Nel 2026 abbiamo vissuto la seconda edizione di questa rinascita, con la consapevolezza che recuperare una tradizione non significa semplicemente riproporla così com’era, ma darle nuova vita, adattandola al presente e trasformandola in uno spazio capace di unire generazioni diverse.

Religione, cultura, musica, socialità, memoria e partecipazione possono convivere.

E San Giorgio può tornare a essere, ancora una volta, un punto d’incontro per tutta la comunità.

Pianura attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta

Al termine del convegno abbiamo avuto un altro momento particolarmente emozionante: la visita alla mostra fotografica storica dedicata alla comunità pianurese.

Quelle fotografie hanno fatto qualcosa che nessun discorso avrebbe potuto fare.

Hanno riportato tutti indietro nel tempo.

Volti, strade, famiglie, momenti di vita quotidiana. Immagini appartenenti a epoche diverse che, davanti agli occhi dei visitatori, hanno riacceso ricordi spesso custoditi per decenni.

C’era chi riconosceva un amico, chi un familiare, chi un volto conosciuto, chi semplicemente cercava di riconoscere una Pianura ormai profondamente cambiata.

Per qualche momento, quella mostra non è stata più soltanto una raccolta di fotografie.

È diventata la memoria di una comunità.

E forse è proprio questo il valore più grande della memoria: ricordarci chi siamo stati per aiutarci a capire chi possiamo diventare.

San Giorgio, un simbolo che appartiene a tutti

San Giorgio Martire rappresenta da secoli uno dei simboli più profondi dell’identità di Pianura.

La devozione al Santo è documentata almeno dal 1620, anno in cui arrivarono le sue reliquie, custodite nella storica Chiesa di San Giorgio Martire, le cui origini risalgono al XIII secolo, quando fu edificata dai minatori e dai cavatori di piperno.

Nel corso dei secoli San Giorgio è diventato molto più di una figura religiosa.

È diventato un riferimento, una presenza capace di attraversare generazioni e di accompagnare la storia del nostro territorio.

Protettore della comunità, patrono di cavalieri, soldati e scout, San Giorgio continua ancora oggi a rappresentare valori come coraggio, fede e impegno.

Ed è forse proprio per questo che la sua Festa può assumere un significato ancora più grande.

Un futuro da costruire insieme

Il convegno si è concluso con un auspicio che sentiamo particolarmente nostro: dare continuità al confronto.

Perché una comunità non cresce attraverso un singolo evento.

Cresce quando le persone continuano a incontrarsi, ad ascoltarsi, a confrontarsi e a cercare insieme soluzioni.

Istituzioni, Chiesa, associazioni, scuole, realtà culturali e cittadini possono e devono dialogare.

Non per nascondere le difficoltà di Pianura, ma per affrontarle con coraggio.

La Festa di San Giorgio vuole essere anche questo: uno spazio di comunità.

Un luogo nel quale la tradizione incontra il presente e nel quale la memoria non diventa nostalgia, ma uno strumento per guardare avanti.

Forse, allora, la domanda contenuta nel titolo del convegno – “Identità di una comunità perduta…?” – può trovare una risposta proprio nelle giornate che abbiamo vissuto insieme.

No, l’identità di Pianura non è perduta.

È lì, nelle sue storie, nelle sue persone, nelle sue tradizioni, nei suoi giovani, nelle sue associazioni, nelle sue parrocchie e nella voglia di tanti cittadini di continuare a credere in questo territorio.

E San Giorgio, ancora una volta, può essere il simbolo di questo legame.

Un Santo che unisce.
Una Festa che ritorna.
Una comunità che ricorda.
E un futuro tutto da costruire.

La Festa di San Giorgio continua. E continua, soprattutto, la storia di Pianura.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *